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Sterling e l’Intelligenza Artificiale

Tuesday 22 April 2008

Ieri sera cena con Bruce Sterling, a Torino. Ero con gli altri due soci fondatori di OpenSpime, Leandro e David, compagni di questa avventura. Una cena a numero ristretto all’osteria del FIAT, ovvero l’osteria del Fate Infretta A Tavola, nominata prima e rinominata poi in altre epoche, in seguito ad uno scambio di lettere avvenuto con la casa automobilistica italiana, forse preoccupata che la cucina casalinga e piacevole dell’osteria potesse in qualche modo ledere alla propria immagine.

Prendete un tavolo rotondo, metteteci noi tre imprenditori internettiani mica tanto normali, aggiungeteci un pizzico di Internet delle Cose, uno scrittore visionario cyberpunk, e mescolate il tutto con una decina di birre medie. Il risultato? Una serie di discorsi vari e disparati, dei quali voglio riportarne uno relativo al concetto di Intelligenza Artificiale, alla quale sono interessato per tanti motivi. Uno fra tutti, il mio recente coinvolgimento nella creazione di Assistenti Virtuali. Riassumo brevemente quanto discusso a proposito.

I comportamenti neurali sono in realtà ancora fondamentalmente a noi ignoti. Non solo quelli complessi, come quelli che avvengono nel cervello di noi esseri umani, bensì anche semplicemente quelli più basici relativi, ad esempio, ai ratti di laboratorio.

Risulta pertanto assai strano il saltare direttamente al tentativo di riprodurre scelte umane razionali complesse, prima di avere perlomeno avvicinato la comprensione dei funzionamenti neurali basilari. I tentativi finora effettuati in materia di Intelligenza Artificiale sembrano tanto essere pertanto mere costruzioni logiche che cercano solamente di imitare i risultati derivanti dalle scelte razionali di esseri umani, e non di riprodurne il profondo meccanismo.

Dice Bruce - e qui, il visionario e scrittore di fantascienza che c’è in lui disegna mondi assai convincenti - che una vera Intelligenza Artificiale cercherebbe innanzitutto di riprodurre comportamenti biologici, quelli di pura sopravvivenza. Ad esempio, si tratterebbe di realizzare un robot con una massa biologica neurale in grado di rispondere istintivamente ad un attacco, oppure di camminare girovagando di qua e di la come ratti in una gabbia. Certo, detto robot sarebbe ben primordiale, con un cervello plausibilmente basato su biotecnologie, ma costituirebbe il primo vero esempio di Intelligenza Artificiale, avente una sua propria attività neurale che nulla ha a che vedere con un’imitazione software di detti comportamenti. Il fatto è che siamo ben lontani dal possedere dette tecnologie (e qui aggiungerei un lieve ma sentito ‘per fortuna’).

Ritengo questa sia la chiave d’interpretazione di tutte le discussioni relative all’Intelligenza Artificiale che io abbia mai sentito finora.

Aggiunge poi una divertente considerazione relativa al fatto che nell’immaginario collettivo, derivato da film di fantascienza vari, tra i tanti usi plausibili dell’Intelligenza Artificiale, uno sarebbe quello di riprodurre donne bellissime e disponibili, quali compagne perfette di uomini un po’ meno perfetti. Parlo della visione della cyber donna, l’assistente virtuale sexy, insomma quelle robe li da Schwarzenegger in Total Recall. In realtà, il successo economico che ha sempre giustificato la creazione di robot è stato relativo al loro utilizzo in ambienti improponibili ad essere umani, di modo che potessero effettuare operazioni altrimenti impossibili (sollevamento di grandi pesi, tolleranza alle alte temperature e a prodotti chimici, capacità di volare,…). Insomma, una gran bella distinzione tra il sogno e le plausibili e pragmatiche future applicazioni dell’Intelligenza Artificiale.

La serata si è conclusa nella camera d’albergo di Bruce, dove l’inarrestabile David ha registrato una conversazione sugli spimes, la singularity, e il futuro secondo Sterling. La prima parte la trovate qui.

Da quando mi sono lanciato nell’avventura di OpenSpime, cene come queste insaporiscono ancora di più la visione dei plausibili futuri che si aprono davanti a noi. A presto, Bruce.

2 Comments

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  1. Federico Bo 27 April 2008 20:24

    Ciao.
    Come ti invidio. Gran bella serata! Poi Torino…

    Agganciandomi a quanto detto da Sterling bisogna considerare che tutti i sistemi nervosi evolutisi negli organismi pluricellulari derivano dalle “semplici” azioni (o per meglio dire piani d’azione) che gli organismi monocellulari sono in grado di dare in risposta a cambiamenti dell’ambiente esterno.

    “Semplice” perché uno di tali organismi che, per esempio, si muove lungo un gradiente di glucosio in una soluzione acquosa deve:

    - possedere opportune proteine sulla sua membrana cellulare in grado di “captare” le molecole di glucosio

    - amplificare con una complessa serie di reazioni chimiche tale segnale in modo tale da captare anche segnali deboli

    - scegliere la direzione corretta, quella in cui la concentrazione di glucosio: si può fare questo spostandosi a zig zag e valutando la concentrazione istante per istante o valutando la concentrazione in diversi parti della propria membrana cellulare

    - iniziare la “reazione allo stimolo”, incominciando a muoversi verso la “pappa”

    E stiamo parlando di una reazione elementare di un organismo monocellulare!

    Vivere vuol dire comportarsi, come dice il neuroscienziato Steven Rose, da cui ho tratto la storia della cellula avida di zucchero (Il cervello del XXI secolo, Codice Edizioni).

    Come primo commento ad un tuo post penso possa bastare :)

    Un altra volta parliamo degli insetti robot di Rodney Brooks, tentativo (praticamente fallito) di avere robot semplici con semplici interazioni con il mondo esterno. Del resto, da qualche parte, sono sempre un ingegnere automatico…

  2. Roberto Ostinelli 27 April 2008 21:17

    grazie federico :)

    è esattamente questo che intendo con la chiave di volta. troppo spesso, vuoi per ragioni di autocompiacimento della razionalità umana, vuoi per ragioni commerciali, si è confuso il vero senso di intelligenza artificiale, che dovrebbe riproporre i meccanismi biologici dell’intelligenza, con emulatori software che non riproducono un bel nulla.

    oppure iniziare a parlare di software intelligence ;)

    r.

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