I’ve recently been looking for a set of detailed instructions on how to proceed in order to have a working ejabberd 2.0.0 server on a Ubuntu server box, that would in addition use PostgreSQL to store its data instead of the native Mnesia database which is provided by default. However, I could not find something that would completely get me through this whole process.
Therefore, here comes a detailed guide to compiling ejabberd version 2.0.0 on an Ubuntu server 7.10 box, complete with PostgreSQL 8.2 support. I am not a linux geek, therefore please do feel free to leave comments on any suggestions / mistakes that you may find in this small guide.
The following are my recommended points to follow. Definitely not exhaustive. One last thing: this worked for me. It doesn’t mean that it will work for you.
Mercoledì scorso ho incontrato i tre giovani e dinamici ideatori di ThinkInGrid, ex studenti della Universitat Politècnica de Catalunya, che hanno deciso di trasformare in realtà societaria un progetto nato sotto le ali universitarie. Progetto interessante, che seguirò volentieri soprattutto nel quadro del mio ruolo di CTO e co-founder di OpenSpime.
Uno dei miei tre interlocutori, Jesus Monleon Castello, è uno degli organizzatori di Startup 2.0, una competizione di portali web 2.0 i cui obiettivi sono di promuovere e ricompensare le startup europee che operano nel settore delle tecnologie 2.0.
Le società e le persone dei paesi europei possono iscrivere i loro progetti, di cui 10 verranno selezionati dagli utenti e da una giuria con il fine di essere presentati a Barcellona il 21 Maggio prossimo, dove competeranno per apparire su Techcrunch e sul Microsoft Network.
Se desiderate partecipare, qui trovate il modulo di iscrizione, e qui quello per votare i progetti già presentati.
Il web ci ha oramai abituati bene. Ricordo la prima volta che vidi Pandora, e come fui entusiasta del suo Music Genome Project, ovvero un sistema per catalogare la musica in base ad una serie di ‘geni’ caratterizzanti. Quello che mi convinse di più era però la capacità di associare canzoni, e questo in base sia alla somiglianza dei ‘genomi’ di ognuna di esse, sia grazie al social network implicito che Pandora era in grado di creare, ovvero: ogni ascoltatore, realizzando delle playlist sul portale, permetteva di annettere legami preferenziali fra canzoni. In base ad un recommendation engine, Pandora suggeriva quindi facilmente, e con discreto successo, canzoni che potessero interessare ai vari ascoltatori in base alle loro preferenze. Personalmente, più di una volta ho così scoperto artisti che sensatamente rientravano all’interno del panorama dei miei gusti musicali.
Ieri sera cena con Bruce Sterling, a Torino. Ero con gli altri due soci fondatori di OpenSpime, Leandro e David, compagni di questa avventura. Una cena a numero ristretto all’osteria del FIAT, ovvero l’osteria del Fate Infretta ATavola, nominata prima e rinominata poi in altre epoche, in seguito ad uno scambio di lettere avvenuto con la casa automobilistica italiana, forse preoccupata che la cucina casalinga e piacevole dell’osteria potesse in qualche modo ledere alla propria immagine.
Prendete un tavolo rotondo, metteteci noi tre imprenditori internettiani mica tanto normali, aggiungeteci un pizzico di Internet delle Cose, uno scrittore visionario cyberpunk, e mescolate il tutto con una decina di birre medie. Il risultato? Una serie di discorsi vari e disparati, dei quali voglio riportarne uno relativo al concetto di Intelligenza Artificiale, alla quale sono interessato per tanti motivi. Uno fra tutti, il mio recente coinvolgimento nella creazione di Assistenti Virtuali. Riassumo brevemente quanto discusso a proposito.
Sono sempre stato un convinto sostenitore di Skype, e di alcuni servizi all’epoca innovativi quali JaJah, in grado di soddisfare i miei bisogni VoIP e rendere qualitativamente possibile comunicazioni a basso costo in tutto il pianeta. Per dire quanto seguissi questi servizi da vicino, su Skype sono addirittura riuscito a registrare alcuni nomi propri di miei familiari e conoscenti. Il mio purtroppo era già preso e pertanto mi sono accontentato di un più classico rostinelli.
D’altronde, mi è difficile ancora il giustificare la differenziazione fra VoIP e ‘comunicazioni classiche’, visto che il TCP/IP raggiunge ogni angolo del pianeta ed è il backbone effettivo di molte reti. Eppure le società di telecomunicazioni sembrano non pensarla così, rimanendo ancora ancorate a vetusti business model che rendono possibile la differenziazione del costo al bit trasportato a seconda del tipo di comunicazione (SMS, voice, modem, …).
In these days I am particularly busy in finding out what is really available as Open Source platforms in a variety of application fields.
The economics behind Open Source are always particularly intriguing, and I am unceasingly interested into digging why particular projects are financed, others abandoned even though they were successful, some others passed over to foundations, or on the contrary have become closed source.
I don’t mean to enter here this kind of discussion, though. Not yet. Today, I just want to point out an Open Source project I’ve been monitoring from distance, and I can gladly see today that it finally went 1.0 on March 31st.
The project is Magento, and it’s an Open Source eCommerce platform developed by Varien.
The reasons why I believe this platform should be followed closely are:
Activist, entrepreneur, and venture capital investor Joi Ito has accepted our invitation to the OpenSpime BoA. Joi’s unique experience in complex planetary initiatives, policy bodies, and portfolio of investments make him an invaluable mentor and advisor.
We are extremely glad that he accepted our invitation, and want to welcome him on our Board of Advisors!
Già nel 1968, influenzati da film visionari come 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, con il computer HAL 9000, immaginavamo macchine onniscienti ed intelligenti che avrebbero potuto contenere tutto lo spettro dello scibile umano. In seguito, nel 1987, il video dello Knowledge Navigator di Apple colpì la nostra immaginazione e sostanzialmente impresse una spinta considerevole alle aspettative di quello che i computer sarebbero stati capaci di fare nel giro di pochi anni.
Sono oramai passati 20 anni, ma la tecnologia è tuttora assai lontana dal potere esaudire le speranze relative agli Assistenti Virtuali:
Inutile sottolineare quanto, mai come in questo periodo, il social networking stia imperversando. Sembra non ci sia applicativo che non stia considerando estensioni verso il social networking, e si vedono atterrare esperimenti bizzarri quale l’integrazione di estensioni sociali nel motore di MediaWiki, oppure l’atteso BuddyPress che trasformerà un’installazione di WordPress in un social network.
E’ importante innanzitutto distinguere fra le due principali tipologie di social networks. Generalmente si possono considerare le seguenti categorie:
I social network detiti alla segnalazione, raccomandazione e discussione dei contenuti disponibili sul web, ovvero la versione web 2.0 dei motori di ricerca (gli emulatori di DIGG e di del.icio.us).
I social network relativi alla pubblicazione e condivisione di contenuti mediatici, i quali hanno meccanismi di tagging del profilo, friend list, private messaging (emulatori di, uno su tutti, MySpace).
Ho avuto recentemente bisogno di valutare quali piattaforme Open Source fossero disponibili per lo sviluppo di un social network stile MySpace dedito alla fotografia. Quanto segue è una brevissima rassegna di quanto da me visto, il che significa un’analisi delle specifiche, eventualmente seguita da una rapidissima installazione e da un altrettanto rapidissimo giro di prova. Lungi dall’essere esaustivo, può fornire un punto di partenza per chi voglia cimentarsi in modo più approfondito. In ordine sparso.
Se la domanda è perché mi sono deciso adesso a scrivere un blog, dopo anni che mi viene sporadicamente richiesto, la risposta è una sola. Non ho più voglia di essere frammentato nei risultati di google, di sentirmi il peer-to-peer di me’ stesso, di ricercare in questa dispersione quegli elementi che mi sono cari e che sono a volte più presenti nelle varie cache dei motori di ricerca che sui miei computer.
Premetto, e con questo accenno subito all’imprinting tecnologico di questo blog, che reputo il peer-to-peer l’evoluzione naturale della rete, la decentralizzazione, la fine vera del big brother, il sistema cellulare perfetto per eccellenza. Voglio tornare, appunto, un ‘peer‘.
Per i nostalgici del vecchio e oramai famigerato sito, rimane tutt’ora disponibile qui. Enjoy :)